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REFERENDUM COSTITUZIONALE CONFERMATIVO: COSA C’È DA SAPERE

Referendum costituzionale parlamento

Lo scopo del presente vademecum, sulla scia di quanto già abbiamo fatto negli ultimi tempi, è quello di fornire alcune indicazioni pratiche e giuridiche sul prossimo referendum Costituzionale, senza entrare nell’arena degli schieramenti e delle valutazioni politiche.

Il 20 e il 21 settembre verremo chiamati ad esprimerci sulla modifica degli articoli 56*, 57*, 59* della Costituzione già varata con legge parlamentare di rango costituzionale di cui si chiede al popolo italiano di confermarne la validità.

I Padri Costituenti, infatti, hanno previsto un meccanismo costituzionale di garanzia in base al quale quando una modifica degli assetti costituzionali viene approvata con una maggioranza parlamentare “non qualificata dei due terzi” è possibile chiedere al popolo sovrano, detentore della democrazia, un controllo ulteriore di conferma della validità di quella legge costituzionale modificativa.

Si tratta, quindi, di un referendum “confermativo” (si chiede se si vuole confermare) e non abrogativo (non si chiede di abolire) e l’esito referendario è comunque valido indipendentemente dalla partecipazione degli elettori. Non si richiede, cioè, che alla votazione partecipi la maggioranza degli aventi diritto al voto. Come detto, la legge sottoposta a referendum non è promulgata se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

* Si veda la Costituzione Italiana: “Ordinamento della Repubblica. Il Parlamento. Le Camere. Camera dei Deputati. Senato della Repubblica. Senatori a vita”.

 

Come si arriva al referendum popolare confermativo

 

Ci sono due tipi di referendum: abrogativo e confermativo (detto anche sospensivo o costituzionale).

L’art. 138* Cost. rappresenta una forma di esercizio diretto della sovranità popolare: prima che sia promulgata, una legge di revisione costituzionale viene sottoposta al voto confermativo popolare quando:

  • vi è una richiesta da parte di un quinto dei membri della Camera;
  • oppure una richiesta da parte di 500.000 cittadini;
  • oppure una richiesta da parte di cinque consigli regionali;

quando ciò accade, viene indetto il referendum confermativo.

* Si veda la Costituzione Italiana: “Revisione della Costituzione. Leggi costituzionali”.

 

Votazione ed esito

 

Il voto è un diritto e dovere civico (art. 48 co. 2 Cost.); il suo esercizio è personale, eguale, libero e segreto. La votazione avviene mediante schede nelle quali è riprodotto il quesito formulato nella richiesta referendaria. L’elettore deve tracciare un segno sulla risposta prescelta indicata nella scheda con e no. Al termine della consultazione, si procederà al conteggio dei voti validamente espressi con un sì o con un no. Ai fini della determinazione della maggioranza, si tiene conto dei soli voti validi e non si computano né le schede nulle né quelle bianche.

Appositi seggi speciali sono previsti per permettere il voto agli elettori ricoverati nei reparti Covid, a quelli sottoposti a quarantena o ad isolamento fiduciario presso la propria abitazione.

 

Contenuti del referendum Costituzionale

 

Purtroppo, il tema non è affatto nuovo: Montecitorio e Palazzo Madama sono considerate da tempo istituzioni da ridimensionare e i benpensanti hanno già etichettato il futuro referendum come il “referendum sul taglio dei parlamentari”. Purtroppo, il movimentato scenario politico, alla ricerca di nuovi equilibri e di nuove legittimazioni, non rinuncia a trasformare il prossimo appuntamento elettorale in una sorta di “cabina di regia” per verificare le sorti dell’attuale maggioranza governativa. Il rischio è che tutto ciò crei instabilità istituzionale ed economica in prossimità di un autunno cruciale per gli appuntamenti europei (in primis, il Recovery Found).

Una costante italiana è che tutte le volte che si è cercato di eliminare qualcosa, i decisori politici hanno saputo riproporre ciò che era stato abolito, replicando lo status quo anteriore: si ricordi, ad esempio, la legge sul finanziamento pubblico ai partiti o l’abrogazione delle province.

Era il lontano 1986 e Nilde Iotti (1920-1999), già presidente della Camera dei Deputati, intervistata da Raffaella Carrà in un noto talk show dell’epoca, spiegava le ragioni per cui il Parlamento italiano era stato concepito così numeroso dai Padri Fondatori: all’indomani della neonata Repubblica Italiana, gli anticorpi democratici erano ancora deboli e lo spettro del rinnovamento, sotto false spoglie, di totalitarismi ideologici era molto forte. Per questo, lo stato centrale doveva presentarsi forte, compatto e rappresentativo. Ma, spiegava la Iotti, già nella prima metà degli anni Settanta, la Repubblica poteva contare sul decentramento amministrativo attuato con la costituzione di Regioni e Province e una nuova rappresentanza territoriale su base locale poteva affiancarsi a quella centrale nazionale incamerandone competenze e funzioni legislative. In altri termini, l’esigenza di un Parlamento numeroso era meno necessaria e si poteva ragionare sul suo ridimensionamento.

Da quegli anni, si è giunti al 1996, alla Commissione Berlusconi – D’Alema, a ragionare sempre sugli stessi temi, fino al giorno d’oggi in cui, purtroppo, il “mancato taglio degli eletti” ha assunto i colori dell’antipolitica, gli slogan di un genericismo superficiale che riduce il dibattito ad un “mettere a posto i conti pubblici con il taglio dei parlamentari”. Ma le implicazioni e gli assetti costituzionali sono ovviamente molto più complessi e profondi.

La domanda che dobbiamo porci è la seguente: con un deficit pubblico del 131%, metteremo a posto i conti pubblici con il taglio (degli stipendi) dei parlamentari? Secondo alcuni osservatori, la domanda è anche un’altra: non c’è il rischio che la retorica anticasta abbia finito per sacrificare l’opportunità di una reale riforma costituzionale? Che l’attuale referendum nulla aggiunga al precedente referendum sul superamento del bicameralismo perfetto? “Che questo referendum sia il referendum degli orfani del referendum sulla cancellazione del senato?” (Fonte: Myrta Merlino, L’ACT, citazione non testuale, N.d.R.).

Evidentemente, la ragione sta sempre nel mezzo, le verità si sdoppiano e si confondono e un chilometro sembra più lungo di mille metri, ma sempre della stessa distanza si finisce per discorrere.

 

Testo referendario

 

Ecco il testo che sarà riportato sulla scheda:

“Approvate il testo della legge costituzionale concernente le modifiche agli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione Italiana in materia di riduzione del numero dei parlamentari approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 240 del 12 ottobre 2019?”

 

Numeri e dati statistici del referendum

 

  • 559.898 gli italiani chiamati ad esprimersi per il referendum costituzionale confermativo;
  • 590.081 gli elettori chiamati ad esprimersi per il rinnovo delle regioni;
  • 725.734 gli elettori coinvolti dalle elezioni comunali;
  • 122 gli aventi diritto al voto in Sardegna per le elezioni suppletive del Senato;
  • 696 gli aventi diritto al voto in Veneto per le elezioni suppletive del Senato;
  • Camera dei Deputati: se il referendum darà esito positivo, il numero dei parlamentari passerà dagli attuali 630 a 400;
  • Senato della Repubblica: se il referendum darà esito positivo, il numero dei parlamentari passerà dagli attuali 315 a 200 (esclusi i senatori a vita, che restano in carica);
  • Rapporto eletti/abitanti: un deputato per 151.210 abitanti se passa il referendum (oggi: un deputato ogni 96.006 abitanti*);
  • Rapporto eletti/abitanti: un senatore per 302.420 abitanti se passa il referendum (oggi: un senatore ogni 188.424 abitanti*);
  • Effetti: se passa il referendum, viene allargata la base numerica di rappresentatività da parte dei parlamentari che dovranno farsi carico delle istanze di un bacino elettorale più ampio;
  • 4 italiani su 10 non sanno cosa fare, come votare, di cosa si tratta;
  • 42% degli italiani si dichiara favorevole alla riduzione del numero dei parlamentari;
  • Risparmio: si stima un risparmio come effetto della riduzione del numero dei parlamentari compreso tra i 57 milioni di Euro all’anno e i 100 milioni di Euro all’anno. Tito Boeri, già presidente Inps, parla di un risparmio di circa 80 milioni di Euro all’anno a fronte di un debito pubblico nazionale complessivo di 500 miliardi di Euro;
  • 40% parlamentari hanno seguito in maniera del tutto saltuaria le attività delle camere mentre circa il 50% parlamentari non hanno contribuito in tutta la legislatura alla stesura di nemmeno un testo di legge;

 

* Fonte: Eligendo, Direzione Centrale Servizi Elettorali.

**Fonte: Corriere della Sera, 04/08/2020; La Stampa, 31/08/2020.

 

Ragioni contrarie al taglio dei parlamentari (VOTO NO)

 

Qui di seguito le principali argomentazioni di coloro che non intendono modificare la Costituzione e ritengono di lasciare inalterato l’attuale numero dei parlamentari:

  • rischio di limitare la rappresentanza e di ridurre la democrazia (“crisi di rappresentatività”);
  • occorre una riforma organica della democrazia parlamentare, il “taglio” puro e semplice non ha nessuna utilità;
  • è necessario occuparsi prima della legge elettorale e poi riformare il Parlamento: attualmente i cittadini non scelgono i parlamentari, ma solo i sindaci e i presidenti di regione. I parlamentari vengono individuati dalle segreterie partitiche, perciò la loro riduzione non fa che accrescere il peso e il ruolo delle lobby di potere rispetto ai rappresentanti del popolo;
  • si allungheranno i tempi per promulgare le leggi: ciò in quanto le commissioni parlamentari oggi previste (12) dovranno essere ridotte e accorpate anche in modo eterogeneo poiché saranno composte da un minor numero di commissari;
  • la “qualità” dei parlamentari tenderà ad abbassarsi perché essi continueranno a non essere scelti dagli elettori, ma sempre più verranno designati dalle istituzioni politiche partitiche che, potendo contare su un numero di esponenti minore, perpetueranno i gruppi già consolidati (la c.d. “casta”);
  • se passa la riforma, l’Italia sarà in Europa il paese con la minore rappresentanza democratica parlamentare;
  • il taglio dei parlamentari non è sbagliato di per sé, ma non è incluso in una riforma organica e strutturata degli assetti costituzionali che tenga anche conto della legge elettorale, della durata della legislatura (4 anni come negli USA?), dei criteri di nomina del Capo dello Stato, delle nomine alle varie commissioni speciali e di vigilanza; tali equilibri verrebbero alterati in caso di brusca riduzione del numero dei parlamentari (Fonte: La Repubblica, Maurizio Molinari);
  • a coloro che obiettano che i parlamentari non sono più così necessari perché gli interlocutori degli elettori sono, oggi, i consiglieri comunali e regionali, più vicini al popolo, si replica che l’art. 117 Cost. disciplina la potestà legislativa concorrente degli enti locali quale potestà residuale rispetto a quella generale primaria dei rappresentanti nazionali;
  • indebolimento della capacità legiferativa del Parlamento;
  • con meno parlamentari, la scelta della rappresentanza politica diventerà appannaggio dei partiti e le minoranze non saranno adeguatamente tutelate;
  • si tratta di mera “retorica anticasta” in quanto il risparmio complessivo dovuto alla riduzione dei parlamentari è risibile;
  • la riduzione dei parlamentari attuata in questo modo, a “stralcio”, è pura demagogia: essa andrebbe inserita all’interno di una riforma della legge elettorale e dei regolamenti parlamentari. Se attuata in questo modo, come semplice taglio, l’effetto sarà quello di territori che non avranno adeguata rappresentanza: si pensi, ad esempio, a quelle regioni che hanno delle minoranze linguistiche al loro interno o sono territori di confine. Ad esempio, per il Friuli Venezia Giulia, il taglio dei parlamentari sarà del 52% rispetto ai rappresentanti eletti oggi;
  • “Non è una riforma sbagliata, è una riforma incompleta. (…) Ridurre soltanto i parlamentari non basta. Cinque anni di legislatura sono troppi, meglio quattro come negli USA. (…) Troppo peso (avranno) le lobby. (…) Elettori meno rappresentati. Oggi abbiamo 14 commissioni parlamentari, commissioni d’inchiesta, commissioni speciali… Con il taglio delle poltrone, troppo peso alle lobby. Se la riduzione cade dal cielo, senza adeguare il resto del sistema, si vengono a creare problemi delicati” (Fonte: Luciano Violante, ex Presidente della Camera dei Deputati).

 

Ragioni favorevoli al taglio dei parlamentari (VOTO SÌ)

 

Qui di seguito le principali argomentazioni di coloro che intendono modificare la Costituzione e sono favorevoli alla riduzione dell’attuale numero dei parlamentari:

  • riduzione dei “costi della politica”;
  • il tema della “casta” e la necessità di ridurre sprechi e privilegi;
  • il numero dei parlamentari non è più commisurato alle esigenze delle istituzioni;
  • anche se il risparmio non è tale da incidere sull’ammontare complessivo dell’indebitamento pubblico, si tratta di un segnale dalla “valenza” simbolica molto forte in grado di favorire riforme future più ampie ed organiche;
  • si rende più efficiente il Parlamento perché, essendo i membri dell’assemblea meno numerosi, si responsabilizzano gli eletti che sono chiamati a svolgere gli stessi compiti, ma in numero minore;
  • in termini economici, un risparmio di 300 mila Euro al giorno;
  • ai detrattori del referendum, i promotori replicano che, all’opposto, con meno parlamentari si garantirebbe una rappresentanza più diretta del territorio e con la possibilità di un maggior “controllo sociale” (vedere infra);
  • si tratta di una “riforma chirurgica”: si “taglia” solo il numero dei parlamentari, non si tocca né il bicameralismo, né gli assetti costituzionali dello Stato. Non viene modificato il ruolo del Senato (già oggetto di un precedente disegno di riforma);
  • da cinquant’anni a questa parte, esiste un decentramento amministrativo attuato a partire dagli anni Settanta con l’irrobustimento del regionalismo locale: l’autogoverno delle comunità territoriali, specie degli enti regionali, potrebbe agevolmente supplire il taglio dei parlamentari;
  • “meno parlamentari, meno malcostume”: una propaganda elettorale più ideologica, sposta l’accento sull’aspetto morale e si confonde con la battaglia contro gli sprechi della politica. Il “controllo sociale” sarebbe più facile da esercitare perché, riducendo il numero degli eletti, i parlamentari nominati sarebbero caricati di maggiori responsabilità e per gli elettori risulterebbe più facile smascherarne gli errori o chiamarli a renderne conto;
  • il problema dei c.d. “peones”: parlamentari portaborse, anonimi e privi di ruolo, che alimentano le fila dei gruppi parlamentari e vengono spostati a piacimento dalle segreterie politiche senza un contributo diretto ai lavori della legislatura. Queste figure verrebbero meno se passasse il referendum;
  • ragioni “sociologiche”: quando ci sono troppe persone all’interno di un’organizzazione, queste tenderanno a vivere del lavoro degli altri e si può parlare di “risorse in esubero”; il Parlamento ne acquisterebbe in autorevolezza proprio perché numericamente meno pletorico;
  • con la riduzione dei parlamentari non si consuma una crisi della rappresentanza perché i sindaci e i governatori sono già eletti direttamente dai cittadini e sono i protagonisti del governo dei territori verso le istituzioni centrali;
  • “società digitale”: una corrente di pensiero che fa capo alla c.d. “innovazione disruptiva” sostiene che nell’era digitale il rapporto con gli elettori passa attraverso i social, i media e la comunicazione elettronica. Nel mondo digitale, il rapporto numerico tra elettori ed eletti è completamente superato da nuove forme di controllo e di verifica che viaggiano a mezzo internet. Inutili, quindi, delle camere troppo numerose a favore, invece, di un parlamento più snello.

 

Quando si vota

 

Si vota domenica 20 settembre dalle ore 7:00 alle 23:00 e lunedì 21 settembre 2020 dalle ore 7:00 alle 15:00.

 

Link utili

 

Sito ufficiale Ministero dell’Interno: https://www.interno.gov.it/it/speciali/elezioni-e-referendum-2020

Sito ufficiale RAI: https://www.rainews.it/dl/rainews/media/Referendum

Referendum e sicurezza Covid-19: https://www.rainews.it/dl/rainews/articoli/Elezioni-Viminale-guida-alle-misure-anti-Covid

 

Nota: “I contenuti espressi in questo vademecum non hanno valenza politica, ma esclusivamente culturale e divulgativa. I temi trattati fanno riferimento alle fonti indicate, cui si rinvia, e al dibattito pubblico generale affrontato dagli organi di stampa. DAS si astiene da qualsiasi indicazione, orientamento o valutazione sugli argomenti riportati (N.d.R.)”.

Nota: “Alcuni termini sono entrati da tempo nel linguaggio comune e, pur rappresentando un punto di vista relativo, ricorrono sovente nei dibattiti e negli approfondimenti anche di taglio strettamente giuridico. Tali espressioni, per quanto possibile, sono state riportate come citazioni, separate dalla proposizione mediante un inciso virgolettato (es: “casta”, “poltrone”). Anche in tali casi, DAS si astiene da qualsiasi indicazione, orientamento o valutazione sugli argomenti riportati (N.d.R.)”.

DASy

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