MULTA PER ECCESSO DI VELOCITÀ SENZA ESSERE ALLA GUIDA: QUANDO L’AUTOVELOX PUÒ’ SBAGLIARE

I sistemi automatizzati di controllo del traffico (c.d. autovelox) non nascono con il decreto legge n. 121 del 2002 art. 4 co. 2 – che tanta giurisprudenza sul tema ha contribuito a creare – ma con i fratelli Lumière e la loro “Cinématographie” nel 1895 che, per primi, inventarono un sistema di proiezione di fotografie scattate in rapida successione in modo tale da creare l’illusione del movimento. La tecnica si è evoluta nel corso del tempo e, in particolare, nel 1937, con Edwin Land che, a Concord, negli Stati Uniti, fondò la “Polaroid Corporation” e che, con il suo foglio polimerico brevettato in grado di polarizzare la luce, rivoluzionò gli standard della pellicola istantanea ed auto sviluppante.

Né Auguste e Louis Lumière né Edwin Land avrebbero potuto immaginare però che, molti decenni dopo, le loro tecnologie sarebbero state impiegate per realizzare un’apparecchiatura a raggi laser paralleli − che attraversano perpendicolari la strada – collegata ad una macchina fotografica. L’obiettivo ottico esegue uno scatto con un ritardo inversamente proporzionale alla velocità del veicolo in transito in modo tale da “fermare” la parte posteriore e permettere che la targa sia sempre ben visibile indipendentemente dalla velocità di marcia (Fonte: Focus Scienza, 28 giugno 2002, ad indicem).

Questo marchingegno è stato chiamato “autovelox” e ha alimentato molti problemi e contestazioni, con effetti anche non immaginabili, come la vicenda del povero signor Leonardo: egli si è vista recapitare a casa una multa per eccesso di velocità anche se alla guida non c’era lui, bensì il ladro che ha usato la vettura all’insaputa dell’ignaro proprietario (Fonte: La Nazione, 30 gennaio 2018). Oltre il danno, la beffa. Una beffa tecnologica. Fortuna che, in simili casi, può intervenire D.A.S. con le sue garanzie e le sue polizze e con la rete consolidata di avvocati ormai esperti in situazioni simili a queste.

La Corte di Cassazione, con la recente sentenza del 14 febbraio 2019 n. 4451, in un obiter dicta, ha effettuato un’operazione ermeneutica molto interessante nella parte in cui − per l’installazione degli autovelox − ha meglio precisato quali fossero i requisiti minimi affinché una strada sia qualificata come “di scorrimento”. Il Supremo Collegio ha ribadito che l’intento del legislatore è quello di realizzare un bilanciamento tra l’esigenza di garantire la sicurezza e la fluidità del movimento veicolare, l’incolumità degli agenti operanti e dei soggetti controllati, e il possibile fermo di un veicolo. In altre parole, l’accertamento sanzionatorio senza obbligo di contestazione immediata è legittimo, e può essere deferito all’autovelox, quando il rettilineo possieda le caratteristiche minime richiesta dalla legge per essere classificato come strada di scorrimento (cfr. art. 2, comma 3, lett. d, c.d. Cod. Strada). La Corte ha ribadito che è valutazione amministrativa insindacabile affidata al Prefetto l’individuazione delle condizioni strutturali, plano-altimetriche e di traffico della carreggiata che giustifichino l’installazione del “Proiettore Lumière” (cfr., altresì, Corte di Cassazione, 24 gennaio 2019, n. 2046).

Nella sentenza 24 gennaio 2019 n. 2041, la Corte di Cassazione ha specificato la portata dell’inversione dell’onere della prova a carico delle pubbliche amministrazioni. Infatti, la legittimità delle sanzioni amministrative (irrogate per eccesso di velocità accertato dalla postazione fissa di rilevazione) è subordinata al fatto che, la presenza di tale dispositivo, sia stata preventivamente segnalata con idonea indicazione. In altri termini, ove non risulti da altro verbale di accertamento, grava sull’amministrazione l’onere di provare “(…) la congrua distanza tra l’intersezione stradale e la successiva postazione fissa”.

Insomma, l’occhio istantaneo in nitro cellulosa è stato un’invenzione rivoluzionaria, che ha permesso di immortalare momenti irripetibili della vita delle persone, dal fermo immagine alle sequenze dinamiche, con un grande limite finale: alla guida del mezzo potrebbe non esserci soltanto il ladro.

Chi ha qualcosa da nascondere, stia sull’attenti. Quella dell’amante perduto è un’altra storia…