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L’IMPATTO DEL COVID-19 SUL TURISMO ITALIANO

Impatto covid turismo

Il 2020 era iniziato bene, con un aumento delle presenze turistiche a gennaio rispetto all’equivalente mese dell’anno precedente: + 3,8% gli stranieri in Italia; + 4,8% gli italiani in viaggio nel Belpaese. A febbraio 2020, si è registrata una prima flessione (meno 6% gli stranieri; meno 8% gli italiani in viaggio). A marzo, l’impatto del covid-19 sul turismo italiano si è fatto sentire in modo drastico, causando un vero e proprio tracollo e rendendo ancora più fondamentale la sottoscrizione della tutela legale Difesa Albergo per le strutture ricettive.

Secondo“Il Sole 24 Ore”, il giro di affari del comparto turistico in Italia ammontava a circa 146 miliardi di Euro e incideva per il 12-13% sul PIL del Paese e per il 15% sul mercato dell’occupazione.

Rispetto al 2019, la flessione del settore ricettivo-alberghiero-turistico si assesta adesso tra il 22,1% e il 34,2%.

Il settore turistico ricettivo risentiva già delle difficoltà dei tempi passati. La stagione del terrorismo integralista, con attentati in Europa che avevano fatto precipitare i viaggi e le prenotazioni, e la grave crisi finanziaria del subprime, che nel 2007 aveva innescato la grande recessione dell’occidente liberale e l’impoverimento della classe media, quella che era ancora incline ai viaggi e alle vacanze. Per l’industria turistica, il danno ammonta attualmente a circa 7,7 miliardi di Euro, ma, come vedremo tra breve, il dato è destinato ad aumentare nella previsione di lungo periodo entro la fine dell’anno.

Assoturismo ha intervistato un campione di 2.118 imprenditori italiani della ricettività e ha elaborato un sandaggio i cui dati qui riportiamo per un quadro d’insieme. A tale inchiesta, si aggiunge quella delle altre confederazioni di categoria nonché dei principali organi di stampa (fonte: “Il Sole 24 Ore”; “Il Messaggero”):

  • 56 milioni di pernottamenti perduti per i tre mesi dell’estate rispetto al 2019;
  • trasporto turistico: perdita fatturato stimata a 6,7 miliardi di euro;
  • previsione complessiva di perdita del settore turistico: 60% da qui a fine anno.

Federalberghi lancia l’allarme di un vero e proprio tracollo delle presenze negli esercizi ricettivi. Segnatamente:

  • mese di marzo: una flessione del 92,3% per gli stranieri e dell’85,9% per gli italiani;
  • mesi di aprile – maggio: il mercato si è completamente fermato (flessione del 97,8%);

Le previsioni fluttuano a seconda dei parametri di riferimenti e così gli scenari possono anche essere più oscuri. Secondo alcuni, i 56 milioni di presenze in meno sarebbero invece 70 milioni e potrebbero diventare 98 milioni di presenze in meno cui si dovranno sommare i turisti italiani che decideranno di restare a casa. Alcune associazioni di categoria hanno comparato i dati degli anni passati con le previsioni per la fine del 2020. Ne esce un quadro ancora più sconfortante. Infatti:

  • nel 2018 le presenze di turisti stranieri sono state pari a 510.546 persone;
  • nel 2018 le presenze di viaggiatori italiani sono state pari a 334.391 persone;
  • nel 2020 si prevedono 176 milioni  di pernottamenti stranieri in meno;
  • nel 2020 si prevedono 124 milioni di pernottamenti di italiani in meno;
  • nel 2020 si prevede meno di un quinto delle presenze estere rispetto al 2018;
  • nel 2020 si prevedono tra i 260 e i 300 milioni di perdite totali di pernottamenti.

Cosa significa tutto questo? Volendo tradurre le cifre matematiche in una metafora esemplificativa:

  • è come se ogni italiano viaggiasse in Italia solo 1,5 giorni all’anno anziché 3,5;
  • è come se su un viaggio di 10 notti, se ne cancellassero 7.

Infatti, il binario è doppio: non si tratta solo del mancato turismo straniero − che diserterà le spiagge e i monumenti del paese più colpito in Europa dalla pandemia − ma anche della domanda interna ossia dei tanti italiani che sceglieranno di non andare in vacanza e di non fare gite turistiche:

  • una brusca frenata che cancellerà 3,2 miliardi di Euro di fatturato;
  • calo dei visitatori stranieri: meno 43,4% rispetto all’estate 2019;
  • calo dei viaggiatori italiani: meno 11,6% rispetto all’estate 2019.

La reazione a catena travolge anche l’occupazione del settore e il problema sarà quello dei posti di lavoro dopo che la “cassa integrazione in deroga” non sarà più applicabile. Molti alberghi hanno già confermato che terranno le serrande abbassate fino a quando la situazione non si sarà stabilizzata poiché “costa meno tenere chiuso che riaprire”:

  • tra gli 82.000 e i 118.000 gli addetti (fissi e stagionali) del sistema ricettivo rimasti senza posto di lavoro (− 81,9%, come se si fosse completamente azzerato il numero degli addetti delle industrie tessili italiane);
  • una stima per la fine dell’anno 2020 prevede una perdita complessiva di 500.000 posti di lavoro;
  • di un campione di 2.118 imprenditori alberghieri intervistati, il 10,9% ha scelto di non aprire l’attività, mentre lo 0,7% ha dichiarato l’intenzione di cessare l’attività;
  • il 95% degli alberghi ha chiuso durante il lock down; più del 20% degli alberghi rischia di rimanere definitivamente chiuso.

Intervistati dagli analisti, gli operatori economici del settore affermano che “(…) per i mesi estivi, ci aspettiamo una lenta ripartenza del turismo domestico, mentre la domanda straniera continuerà a risultare sostanzialmente assente”. Tradotto in cifre (stimate):

  • fine 2020: perdita di oltre 300 milioni di presenze in Italia (meno 70% rispetto al 2018);
  • fine 2020: calo di fatturato del settore ricettivo pari a – 16,5 miliardi di euro (come se 766 mila persone non percepissero più lo stipendio per un anno);

Come accennato sopra, le ripercussioni della contrazione turistica influenzano anche il commercio dell’indotto. Secondo Assoturismo, potrebbero andare in fumo circa 18 miliardi di euro di spesa, così ripartiti:

  • 9,2 miliardi di Euro per la contrazione della spesa;
  • 8,8 miliardi di Euro per la rinuncia alle vacanze;
  • degli importi di cui sopra, si stima un calo di 6,1 miliardi di Euro di shopping turistico;
  • nel primo semestre del 2020, i ricavi complessivi hanno registrato una contrazione del 73%.

Assohotel lamenta la difficile situazione in cui si trovano molti albergatori e il contesto è ancora più problematico laddove le imprese alberghiere hanno dimensioni medio piccole con una conduzione di tipo familiare. In particolare, gli albergatori contestano le richieste di restituzione di caparre ed importi già versati su prenotazioni effettuate con clausola di non rimborsabilità. L’effetto è quello di un ulteriore “choc” per le imprese, che devono fare i conti con una carenza di liquidità.

In tali casi, opportuna è la polizza di tutela legale Difesa Albergo, che offre una copertura completa per la struttura alberghiera con un’estensione dedicata alle controversie con i clienti.

DASy

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