Vai al contenuto principale Vai al footer

I NUMERI DELLE AZIENDE IN ITALIA NEL 2020

i-numeri-delle-aziende-in-italia-nel-2020-

I numeri delle aziende in Italia nel 2020 rilevano un netto cambiamento dell’attività imprenditoriale: meno aperture, chiusure e boom dell’e-commerce.

L’Istat ha recentemente pubblicato il rapporto annuale sulla competitività dei settori produttivi (edizione 2021) con i dati statistici macroeconomici riguardanti le aziende.

Il quadro è desolante e si inserisce all’interno di una stagnazione economica e produttiva che risale a molto tempo prima della pandemia e che ha visto l’Italia crescere in un decennio di 4-6 punti percentuali, a fronte di paesi europei con incrementi di oltre il 40%.

Non è più soltanto un aspetto economico ed industriale, ma un fatto sociale e politico dovuto anche all’incapacità da parte degli amministratori pubblici di intercettare i reali bisogni degli imprenditori e di avviare le necessarie riforme. Tra queste ultime, quella del sistema giudiziario è la più impellente poiché la farragine processuale, gli arretrati pendenti e i costi della giustizia allontanano gli investitori esteri e rendono meno competitive le imprese nazionali.

Per questo motivo, sempre più aziende ricorrono al mercato assicurativo e cercano nella polizza di tutela legale quelle risposte e quelle opportunità che non trovano appellandosi ai canali legali tradizionali. Ecco alcuni dati riferiti all’anno 2020.

Numero di partite IVA aziendali in Italia:

  • 8,2 milioni le partite IVA esistenti;
  • 6,2 milioni le partite IVA attive;
  • 3,9 milioni le partite IVA di persone fisiche, lavoro libero professionale e autonomo in senso stretto (fonte: Comitas);
  • 1,9 milioni di professionisti iscritti agli ordini professionali generano circa il 6,6% del PIL (fonte: Comitas su statistiche Istat, Isfol e Censis).

Competitività e fatturato dei settori produttivi:

Epidemia, lockdown, divieto di circolazione tra regioni e divieti di espatrio hanno provocato riduzioni di fatturato in tutti i comparti produttivi. In sintesi, nel 2020:

  • meno 11,1% industria;
  • meno 6,3% costruzioni;
  • meno 8,1% servizi;
  • meno 6% agricoltura;
  • meno 16% commercio, trasporti, alberghi e ristorazione;
  • meno 14,6% maestranze artistiche;
  • meno 10,4% attività professionali, scientifiche e tecniche.

Distribuzione regionale della crisi economica:

La crisi economica provocata dalla pandemia ha colpito soprattutto il Mezzogiorno italiano:

  • 11 regioni italiane in situazione critica per fatturato, lavoro e rischi operativi;
  • 7 regioni in crisi nel Mezzogiorno;
  • 3 regioni al Centro;
  • 1 regione al Nord.

Secondo le stime di Confcommercio, in relazione al calo dei consumi del 10,8% e alla perdita di fatturato di 120 miliardi di Euro rispetto al 2019, circa 200.000 imprenditori autonomi chiuderanno a breve la loro partita IVA e quasi mezzo milione tra imprese e lavoratori autonomi potrebbero in futuro cessare la loro attività. Più nello specifico (tutte le fonti citate da “Il Sole 24 Ore Lab 24”, 26.02.21):

  • aumento di 1.782% della variazione annua delle ore di cassa integrazione (fonte: INPS);
  • meno 65,71% le prenotazioni a ristoranti e trattorie (fonte: The Fork);
  • meno 84,4% i voli interni cancellati (fonte: Radarbox).

Nuove partite IVA aperte nel 2020:

Nel corso del 2020 (fonte: FASI), sono state aperte circa 464.700 nuove partite IVA, il 14,8% in meno rispetto all’anno precedente. Dai dati del MEF, risulta che nell’anno 2020:

  • il 72,2% delle partite IVA è stato aperto da persone fisiche (meno 15,7% rispetto al 2019);
  • il 21% delle partite IVA è stato aperto da società di capitali (meno 16,3% rispetto al 2019);
  • il 3,4% delle partite IVA è stato aperto da società di persone (meno 19,5% rispetto al 2019);
  • è aumentato, invece, il numero delle partite IVA avviate da soggetti non residenti in Italia (incremento del 42,9%) e riconducibile alla crescita del settore delle vendite on line (e-commerce), che presentava un trend in aumento già nel 2019 (fonte: FASI);
  • il 48% delle nuove partite IVA è stato avviato da giovani fino a 35 anni di età (c.d. “start-up”), il 31% da soggetti tra 36 e 50 anni di età, in prevalenza uomini (62,7%).

Osservando la geografia della ripartizione territoriale, circa il 44% delle nuove aperture si concentra al nord; il 21,4% al centro e il 34,1% al sud e nelle isole. Il confronto con l’anno precedente evidenzia in tutte le regioni una diminuzione di aperture (fonte: FASI).

Partite IVA chiuse nel 2020:

Se, da un lato, nel 2020 è diminuito il numero delle nuove partite IVA, le chiusure non sono aumentate. In particolare (fonte: FASI):

  • nel periodo gennaio/dicembre 2020 risultano 320.435 chiusure, il 25% in meno rispetto al 2019, ma occorre prestare attenzione al dato rilevato. Infatti, spesso il contribuente non ottempera all’obbligo di chiusura della partita IVA al momento della cessazione dell’attività; inoltre, alcuni contribuenti potrebbero comunicare tardivamente l’avvenuta cessazione dell’attività.

Dimensione delle aziende:

  • significativo numero delle microimprese (95,2% delle imprese attive);
  • 4,1 milioni di imprese con meno di 10 addetti;
  • 601 imprese con 250 addetti (fonte: Archivio Statistico delle Imprese Italiane, Annuario Statistico Italiano 2019).

La suddivisione delle partite IVA per settore produttivo evidenzia:

  • il commercio continua a registrare il maggior numero di aperture di partita IVA (circa il 20% del totale);
  • attività professionali: 16,3%;
  • agricoltura; 10,8%;
  • alloggio e ristorazione: meno 34,1%;
  • attività sportive ed intrattenimento: meno 33,5%;
  • manifatturiero: meno 24%;

Dai dati riportati, emerge uno scenario assai interessante della struttura imprenditoriale italiana relativa a quasi 4,34 milioni di imprese e a quasi 11,4 milioni di lavoratori dipendenti. A questi lavoratori, per avere un riferimento completo dell’occupazione italiana, andrebbero aggiunti i lavoratori autonomi (partite IVA) e i lavoratori dell’agricoltura (imprenditori, conduttori e operai agricoli). Le imprese che hanno una ragione sociale nella veste giuridica della mutua cooperativa sono 57.500 e impiegano 1.125.796 lavoratori cooperativi (tra i quali sono ricompresi i soci lavoratori). Fonte: Area Studi, Legacoop, 2017.

Le sorti future della nostra economia saranno irreversibilmente legate e determinate dalle scelte che faremo nei prossimi mesi con il progetto di rilancio europeo “Recovery Plan” e “Next Generation EU”. Le grandi direttrici di trasformazione che avverranno su scala mondiale (dalla svolta “green” ai mutamenti indotti dalla globalizzazione, dall’impatto delle nuove tecnologie digitali sui processi produttivi alle politiche demografiche) condizioneranno per sempre il mercato italiano, che non potrà più rimanere in attesa delle tante riforme sempre annunciate e mai attuate.

 

di Walter Brighenti – DAS

DASy

Ciao sono DASy!

Hai bisogno di aiuto?