FUMO PASSIVO IN SPIAGGIA: NUOVI REGOLAMENTI ANTIFUMO

Di fumo, si muore.

Sia attivo che passivo, il monossido di carbonio liberato dalla combustione e mescolato ad altri reagenti chimici equivale allo smog della marmitta di un’autovettura.

Lo afferma il Centro Antifumo di Milano dell’Istituto Nazionale Italiano dei Tumori, che aderisce alla giornata mondiale per la lotta contro il fumo.

«Il danno da fumo passivo è certo anche in spiaggia», afferma un pneumologo del Centro.

Il Bhutan, piccolo regno tra la Cina e l’India, con capitale Thimphu, in prossimità della catena himalayana, è il primo paese al mondo a proibire il fumo da sigaretta: il diritto di fumare è vietato per legge, sia nei luoghi aperti al pubblico, che negli ambienti privati.

Questo paese “smoke free”, che è una monarchia costituzionale e che solo a partire dagli anni sessanta ha accettato di aprirsi alla modernità, ha risolto alla radice il problema dell’inquinamento da nicotina e dei rovinosi danni alla salute causati dal tabagismo: il governo ha vietato il fumo e il commercio di sigarette.

In Italia, la prima legge organica “antifumo” è la legge Sirchia del 16 gennaio 2003 n. 3, a partire dalla quale non è più possibile fumare nei teatri, cinema, bar, ristoranti, ecc., ma è obbligatorio recarsi all’esterno degli esercizi commerciali per accendersi una sigaretta.

Tuttavia, in altri paesi, la normativa è più avanzata della nostra e il divieto normativo si estende anche ai parchi e ai giardini pubblici. In Italia, al mare, in prossimità di lidi e litorali, è ancora possibile che molti si rilassino fumando una sigaretta all’ombra di una pineta, vicino ad altri bagnanti e in presenza di bambini.

Sono oltre 12,2 milioni gli italiani che fumano; il 23,3% della popolazione. L’11% dei tumori diagnosticati nel 2018 è costituito da neoplasie polmonari.

Il fumo attivo in spiaggia, che si condensa all’ombra delle palme, sotto l’ombrellone, in spazi poco aerati, equivale all’inquinamento esistente in un raccordo anulare a traffico elevato. È quanto è emerso dai lavori del “No Tobacco Day” –giornata mondiale che si celebra il 31 di maggio dedicata alle politiche attive di lotta all’inquinamento provocato dall’uso del tabacco, alla prevenzione, e alla divulgazione scientifica degli effetti nocivi sulla salute – in base al quale l’inquinamento generato dalle sigarette fumate al riparo degli ombrelloni può superare quello che si registra in una strada ad elevato traffico di auto.

Le spiagge, gli arenili, i litorali, luoghi per definizione di libertà e di svago, finiscono per essere spazi in cui i livelli di inquinamento superano i parametri massimi di allerta previsti per le particelle sottili nei periodi invernali.

Il consumo di tabacco è la prima causa mondiale di morte evitabile (fonte: OMS, Organizzazione Mondiale della Sanità). Si è accertato, ad esempio, che, nelle stazioni ferroviarie, l’inquinamento da sigaretta è otto volte superiore all’inquinamento in una strada pubblica. La causa di ciò sono i picchi di sostanze combustibili concentrate in spazi ristretti e affollati e veicolate (ad esempio, sottovento) a persone ammassate a distanza di meno di dieci metri le une dalle altre. Ciò accade perché in Italia è consentito fumare liberamente nei parchi, negli stadi, nelle spiagge e in tutti gli ambienti, anche solo parzialmente, aperti come le stazioni, i portici, i magazzini generali, ecc. e, ovviamente, nelle dimore private. Non esiste ancora un divieto legislativo generale di fumo negli spazi pubblici aperti. Si consideri che, attualmente, solo l’1% degli esercizi commerciali ha introdotto un’apposita sala fumatori e ciò a causa degli elevati costi di progettazione e di ristrutturazione che ciò comporta.

Con l’inizio dell’estate e l’avvio della stagione balneare, molti comuni italiani del litorale sono, tuttavia, corsi ai ripari e hanno deciso di adottare dei regolamenti che vietano il fumo lungo la battigia del mare (la battigia è quella fascia di spiaggia contro cui le onde si infrangono sulla sabbia) e fino alla prima fila di ombrelloni. Apposite zone sono state previste, ad intervalli alterni di arenile, e attrezzate con cestini e posaceneri. Si rammenta, infatti, che −oltre alla criticità alla salute per le esalazioni della sigaretta −esiste un problema di rifiuti e di inquinamento ambientale a causa dei mozziconi la cui biodegradabilità è pressoché nulla. Per i trasgressori, le multe possono arrivare anche a 500 Euro e si auspica che, queste politiche severe, possano indurre ad un maggior senso civico nella fruizione degli impianti balneari.

Le associazioni dei consumatori osservano che la violazione dei divieti imposti dai regolamenti comunali, oltre a comportare il pagamento di sanzioni amministrative, può esporre l’incauto trasgressore anche ad una richiesta risarcitoria da parte delle amministrazioni pubbliche per concorso in inquinamento e danneggiamento aggravato del patrimonio naturale.

Tra le località apripista che hanno aderito all’iniziativa “Respiriamo il mare” e “Beach smoke free”, si annoverano: San Michele al Tagliamento, Bibione, Marina di Massa, Rimini e Porto Cesareo sulla costa ionica salentina.