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LAVORO E OCCUPAZIONE IN ITALIA: UN’ANALISI COMPARATIVA

Mercato lavoro italia precarietà das tutela legale 15062020

Istat, Inps, Inail e Ministero del Lavoro hanno pubblicato il 9 marzo 2020 un rapporto integrato che fotografa lavoro e occupazione in Italia, comparando la posizione italiana con quella degli altri paesi comunitari. Dalla fotografia, esce un’immagine sbiadita, quella di un mercato in affanno in cui l’occupazione è cresciuta in termini assoluti (23,4 milioni di occupati), nella quantità delle cifre (in termini tendenziali di ore lavorate + 0,5%), ma non nella qualità. Ci viene restituita una panoramica di un paese in declino, alle prese con problemi interni insoluti da anni, ed inserito in un quadro internazionale che presenta sempre più elementi di aleatorietà e di rischio:

  • progressivo rallentamento della crescita economica dei paesi OCSE e G20 e spostamento dell’asset strategico verso il sud-est asiatico ed orientale;
  • contesto internazionale di maggiore incertezza globale accresciuta da tensioni geopolitiche, guerre commerciali e dall’emergenza sanitaria mondiale da pandemia Covid 19;
  • indebolimento delle prospettive di crescita per la seconda metà del 2020 con un prevedibile impatto negativo sul mercato dell’occupazione;

Lo scenario che emerge in Italia è contraddittorio: l’occupazione è al massimo storico, ma sussiste una forbice tra il numero degli occupati e il quantitativo delle ore lavorate, quest’ultimo inferiore. Questo sta ad indicare che sono ingaggiati più lavoratori, ma per un numero di ore di lavoro inferiori. In estrema sintesi: precarietà.

 

Il gap con l’UE nel tasso di occupazione è aumentato passando da 8,9 punti percentuali (2014) a 10,2 (2019); il tasso di disoccupazione da 2,1 punti percentuali a 3,5.

 

Il minimo storico in Italia si è raggiunto nel 2013, la punta massima dell’occupazione è stata nel 2008; il 2018 si assesta in termini percentuali assoluti ai livelli del 2008 ma (fonte: ML, Istat, Inps, Inail, Anpal, Conti nazionali e rilevazione sulle forze di lavoro, in “Rapporto 2019 Il Mercato del Lavoro”) occorre considerare questi aspetti:

  • continuano ad accentuarsi alcuni storici problemi caratteristici del nostro paese;
  • permane la tendenza ad una crescita occupazionale a bassa intensità lavorativa;
  • caduta del tempo pieno a fronte di una tenuta generale dell’occupazione;
  • divario di genere, divario territoriale nord-sud, divario Italia-UE;
  • inoccupazione;
  • ricorso al part time involontario (64,1%);

Questi dati meritano di essere spiegati meglio. Aumentano gli squilibri tra il nord e il sud del nostro paese, ma anche con il resto dell’Europa che può contare su una popolazione più giovane e più abile al lavoro. L’Italia diventa quindi il “sud” dell’Europa e si assesta in posizioni di coda accanto a Grecia e Romania. Nelle regioni meridionali italiane, il tasso di occupazione evidenzia la mancanza di qualifiche a professionalità medio-alta. I divari di genere sono allarmanti: la metà delle donne in età lavorativa non è occupata e quasi una donna su cinque vorrebbe lavorare ma non trova lavoro.

Un altro elemento degno di nota è questo: si allunga la “zona d’ombra” dell’inoccupazione. Si tratta di quelle persone che, perso il lavoro, faticano ad inserirsi nuovamente nella filiera produttiva e restano “in sospeso”, perse in un limbo, in attesa di un inserimento che né i Navigator di recente conio, né le tradizionali politiche attive del lavoro sembrano poter garantire (11,4% nel 2018). L’effetto è desolante: inesorabile invecchiamento, perdita degli ammortizzatori sociali, débâcle del sistema pensionistico post riforma Fornero.

Il Rapporto integrato 2019 ci fornisce molti altri spunti che non possono essere qui trattati. Ci preme osservare il “sospetto” che grava sul part time c.d. involontario e sulla figura del lavoro indipendente (o lavoro autonomo: le c.d. “Partite IVA”, circa 5 milioni di lavoratori). Qui si addensano limiti e problemi aperti. Li sintetizziamo:

  • in Italia il ricorso al part time si collega più a strategie delle imprese che ad esigenze del lavoratore e nel Mezzogiorno sfiora l’80% del totale della popolazione occupata;
  • la figura dei “dependent contractor”, ossia lavoratori autonomi sul piano fiscale e contributivo che celano, in realtà, un vincolo di parasubordinazione con un datore di lavoro in via di fatto, con vincoli di orario di lavoro imposti dall’esterno, oppure che operano in monocomittenza con un unico cliente in grado di determinare regole e scelte;
  • si configura pertanto “(…) una domanda di lavoro [quella delle imprese] che mira ad esternalizzare e a scaricare sui lavoratori una parte dei rischi di impresa”;

Operatori di call center, venditori a domicilio o con sistema multilevel, addetti alle consegne, conduttori di mezzi di trasporto pesante, sono le categorie più deboli. Ancora una volta: lavoro precario, lavoro non qualificato, lavoro usurante. Alcuni dati (fonte: Inail, Open Data, Istat):

  • infortuni sul lavoro: oltre 1.500 al giorno, il 21% in itinere e fuori dall’azienda;
  • malattie professionali: l’agente causale prevalente (34,5%) è il lavoro ripetitivo;
  • infortuni mortali: ancora troppi, specie in agricoltura (40%) e in edilizia (35%);

Guardiamo al futuro con speranza. L’emergenza coronavirus ci ha costretto a fermarci e a confrontarci con noi stessi, con le nostre paure, con le nostre fragilità. Ma, ci auguriamo, questa crisi potrebbe rivelarsi illuminante e tradursi in una nuova apertura al cambiamento. Pensiamo alla sfida del telelavoro trasformato in qualcosa di nuovo e di innovativo: lo smart working, un nuovo bilanciamento di vita-lavoro. Pensiamo ancora alle nuove misure macroeconomiche adottate per immettere capitale in un mercato paralizzato da un virus, misure che rompono con parametri di rigidità imposti dalle leggi di bilancio e improvvisamente non più adeguate.

DAS resta accanto agli assicurati, continuando a pensare a soluzioni che li tutelino nella vita privata come nel lavoro, dalle piccole alle grandi criticità, ideando nuovi prodotti e migliorando il servizio alla clientela, ma, soprattutto, unendosi al mondo civile in un’unica accorata esortazione: ricominciamo insieme!

DASy