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COME FAVORIRE LA COOPERAZIONE TRA LAVORATORI DI DIVERSE GENERAZIONI?

Collaborazione generazioni diverse das news tutela legale 16012020

L’aumento della longevità e il miglioramento della condizione psico-fisica delle generazioni più mature, unitamente ad altri fattori socioeconomici, impongono una revisione ragionata delle politiche di “age management”. Con tale termine, si intende l’insieme delle iniziative poste in essere dalle imprese per adeguare la forza lavoro al cambiamento dovuto al trascorrere del tempo, specie con riferimento all’integrazione dei nuovi assunti e all’interazione, non così scontata, tra generazioni.

La sfida per le imprese è quella di ricercare una “mission” comune, che faccia lavorare assieme generazioni diverse.

L’invecchiamento della forza lavoro trova conferma in Italia anche nei dati sul livello di occupazione, che vedono una minore forza lavoro nelle fasce più giovani (39,9% tra 15 e 34 anni) e una maggiore partecipazione al mercato del lavoro da parte dei lavoratori senior (50,3% tra i 55 e i 64 anni; fonte: Osservatorio Senior, Angela Signorelli).

L’età anagrafica e quella biologica sono sempre meno convergenti: il senior, sempre più adolescente, che risente del fatto di non poter rivivere le esperienze della giovinezza poiché costretto a restare sul luogo di lavoro a causa della nuova normativa previdenziale. Il confronto, che rischia di diventare un conflitto, con le nuove leve, cui punta l’azienda, e che, tuttavia, faticano a trovare una loro identità poiché adombrate dalla presenza ingombrante della vecchia dirigenza.

La sfida, che le aziende dovranno (saper) affrontare, sta nella capacità di cogliere questi bisogni, in particolare quelli dei giovani di maturare nuove competenze e quelli dei senior di valorizzare le conoscenze trasversali acquisite in molteplici anni di servizio.

Semplificazione ed innovazione. Per descrivere l’intesa di aspettative che si viene a creare tra l’organizzazione datoriale e il singolo lavoratore si parla di contratto psicologico. È quanto si dovrebbe cercare di realizzare per favorire l’equilibrio tra management e diverse generazioni di lavoratori.

Lo sbaglio è che il datore di lavoro consideri i senior solo come un costo ovvero che possa temere che le loro prestazioni non siano più al passo con i tempi; oppure che i junior vedano nei senior un impedimento alla loro carriera.

Ancora una volta, l’economia tende una mano alla politica per cercare nuovi equilibri che permettano al Paese di restare competitivo.