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Il caso

Prodotto utilizzato: DAS in Azienda

Tempi di definizione: 2 anni

Spese sostenute dal cliente: 0 euro

Spese legali e peritali risparmiate grazie a D.A.S.: 7.500 euro

COMBUSTIONE ILLECITA DI RIFIUTI: CASO RISOLTO

combustione illecita rifiuti

Un’associazione faunistica denuncia ingiustamente l’azienda, nostra cliente con la polizza DAS in Azienda, per combustione illecita di rifiuti ai sensi dell’art. 256 bis del Codice Penale.

Riceviamo una visita inaspettata. Capita che i nostri assicurati, a volte, effettuino la denuncia di sinistro in un modo un po’ particolare: venendo direttamente a trovarci. Per DAS, assicurazione specializzata in tutela legale, questo è normale (prima del Covid, ovviamente: adesso, è tutto più complicato!): i nostri clienti ci contattano, conoscono le persone della Compagnia e accade che fissino un appuntamento per parlare direttamente con noi della loro pratica. Anche questo è DAS: semplicità, vicinanza al cliente, apertura al dialogo, comunicazione.

Un giorno, si presenta nei nostri uffici Gervaso Macatta, titolare e fondatore di un’azienda leader nella produzione di lamiere e sistemi per packaging industriale. Si tratta di un’impresa con un consistente fatturato, soprattutto con una produzione molto orientata all’esportazione.

Il signor Macatta è un tipo cordiale, dalla voce tonante, ma gioviale, un po’ naif nei modi. Si rivolge a noi regalandoci un colino per alimenti. «Un colino per alimenti?», chiediamo noi, non riuscendo a capire dove voglia arrivare. «Già. – ci risponde – La mia fabbrica produce l’ottanta per cento del tessuto metallico, che compone la tela di questo colino. Tutte le principali aziende del settore si rivolgono a me perché sanno come lavoro! Ma potrei non lavorare più…».

Il volto del signor Macatta assume un colore mattone paonazzo, la voce diviene esitante e strozzata: «Tanto vale chiarire subito le cose. Mi hanno incriminato per combustione illecita di rifiuti… Rischio la condanna penale… Ho bisogno del vostro aiuto!».

Capiamo subito che il caso del signor Macatta ha del grottesco, una vicenda surreale che rischia di travolgerlo, ma c’è il pericolo di una sanzione penale, la restrizione della libertà personale e l’impossibilità di continuare a guidare l’azienda di famiglia. Ci attiviamo tempestivamente, fornendogli assistenza legale con un nostro avvocato convenzionato specializzato in diritto penale ambientale. Fin dal primo momento, però, siamo chiari nella copertura di tutela legale: la nostra polizza “DAS in Azienda” difende dalle imputazioni penali, ma quando il reato è doloso bisogna attendere la definizione del processo con assoluzione piena; fino ad allora, le garanzie restano sospese.

Il fatto (accaduto due anni prima). Il signor Macatta decide di rinnovare lo stabilimento di produzione; in particolare dotandolo di una nuova recinzione che sostituisse la precedente, ormai inadatta. La nuova inferriata è costituita da paletti in calcestruzzo collegati tra loro da una rete metallica a maglie intrecciate e prodotta direttamente dalla fabbrica di Macatta. La vecchia staccionata, composta da tronchi di larice, è abbattuta e il materiale scartato viene smaltito.

Un’associazione faunistica denuncia l’azienda nostra cliente per combustione illecita di rifiuti ai sensi dell’art. 256 bis del Codice Penale. Secondo l’accusa, il signor Macatta avrebbe appiccato il fuoco per incenerire i tronchi in un’area non autorizzata (il campo limitrofo all’azienda). Secondo i querelanti, troverebbero applicazione le norme in materia di siti inquinanti e di danno all’ambiente (immissioni non tollerabili e presenza di abitazioni civili in prossimità dell’azienda), nonché le aggravanti di pena poiché il delitto sarebbe stato commesso nell’esercizio dell’attività di impresa e con l’omessa vigilanza da parte del titolare della stessa.

Il legislatore italiano, con la legge 22 maggio 2015 n. 68, ha introdotto, nel Codice Penale, una nuova sezione dedicata ai “delitti contro l’ambiente” (Titolo VI bis). Il “bene ambiente” è tutelato con una disciplina penale rigorosa, composta da nuove fattispecie di reato, aggravanti, misure ablatorie, pene accessorie e norme processuali “verdi” a presidio del bene comune più prezioso qual è la terra da noi abitata.

Gli avvocati DAS spiegano al nostro assicurato la gravità dell’accusa: egli rischia la reclusione fino a sei anni e delle sanzioni economiche molto pesanti, che possono mettere in ginocchio l’attività della sua azienda:

  • fino a 100.000 Euro di multa;
  • risarcimento del danno ambientale;
  • pagamento delle spese per la bonifica;
  • ripristino dello stato dei luoghi;
  • confisca dell’area sulla quale è stato commesso il reato con paralisi dell’attività produttiva.

La difesa del sig. Macatta si è concentrata sulla corretta ricostruzione dell’accaduto mediante ricorso a perizie tecniche.

 

Le spese peritali cosa sono?

 

Le spese peritali sono i costi sostenuti dalla difesa per avvalorare, con riscontri scientifici, la veridicità della propria strategia legale a supporto della tesi d’innocenza dell’imputato.

In particolare, si è cercato di smontare la tesi accusatoria secondo la quale ci sarebbero state delle esalazioni di materiale venefico dovute alla combustione dei tronchi trattati con vernici plastiche impermeabilizzanti. In secondo luogo, gli avvocati della Compagnia hanno cercato di applicare alla fattispecie una esimente normativa prevista per l’abbruciamento di materiale forestale derivato da verde privato.

Infatti, secondo una massima della Corte di Cassazione (Cass. Pen. n. 38658/2017) “le attività di raggruppamento e abbruciamento in piccoli cumuli dei materiali vegetali di cui all’art. 185, comma 1, lett. f), decreto legislativo n. 152/2006, effettuate con le modalità ed alle condizioni indicate dall’art. 182, comma 6 bis (reimpiego dei materiali come sostanze concimanti), non rientrano tra le attività di gestione dei rifiuti, non costituendo smaltimento, e non integrano perciò alcun illecito”.

Le perizie hanno dimostrato che non vi è stato pericolo per la salute umana, né danneggiamento dell’ambiente in quanto i tronchi sono stati eliminati in un’area privata destinata a prato e il carbone ottenuto è stato riciclato come fertilizzante per le aiuole. Dai rilievi peritali effettuati, non sono emersi livelli delle polveri sottili PM10 superiori ai parametri in vigore, né emissioni nell’atmosfera di effluenti gassosi composti da biossido di carbonio o da altre sostanze tossiche. E ancora: i fusti di larice recuperati sono risultati privi di trattamenti artificiali con vernici o con altri materiali inquinanti per cui non era più plausibile sostenere l’incriminazione iniziale (immissioni nocive e avere appiccato il fuoco a rifiuti pericolosi).

Il primo grado di giudizio è durato ben due anni e si è concluso con una sentenza di assoluzione con formula piena “perché il fatto non sussiste”. Fortunatamente, il procuratore ha ritenuto di non impugnare il verdetto, cosicché esso è divenuto definitivo. Le garanzie di tutela legale sono state rese operative con effetto retroattivo e il signor Macatta è stato completamente rimborsato delle spese legali per le parcelle pagate.

Il prodotto: “DAS in Azienda”; durata della controversia: 2 anni; valore della causa: oltre 250.000 Euro (parte civile); spese per la sola difesa penale e per le spese peritali sostenute per un grado di giudizio: 7.500,00 Euro.

 

di Walter Brighenti – DAS

Questo articolo trae spunto da un caso reale, ma ogni riferimento è puramente casuale

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