TUTELA DELLE PERSONE ANZIANE: IL REATO DI CIRCONVENZIONE

La struttura demografica della popolazione viene definita dagli analisti progressiva, stazionaria o regressiva a seconda che la fascia di età considerata giovane e adulta (fino a 64 anni) sia maggiore, equivalente o minore di quella anziana (oltre 64 anni). L’Italia è il paese con il più alto tasso di over 65: il 35% degli italiani nel 2017 ha più di 65 anni, cinque punti percentuali sopra la media europea.

Con il termine “grandi anziani”, si intendono gli abitanti residenti nella penisola di età pari o superiore a 85 anni: a gennaio 2019, si stimano circa 2,2 milioni di individui in tale fascia; il 3,6% del totale della popolazione residente. Sono 15.000, invece, gli ultracentenari residenti in Italia.

Recessione demografica e aumento della longevità: l’Italia si conferma un paese senile, caratterizzato dalla crisi della natalità e destinato all’invecchiamento.

La fotografia che, in sintesi, abbiamo riportato poco sopra − tratta dalle informazioni di “Eurostat” e di “Osservasalute” − ha indotto la Commissione Giustizia a predisporre, su iniziativa parlamentare, un testo base destinato a confluire in un disegno di legge che tuteli in maniera più efficace gli anziani vittime di truffe o di raggiri. Infatti, negli ultimi tempi, sono aumentati i casi di insidia a danno degli anziani. Spesso soli, essi sono un bersaglio facile per approfittatori privi di scrupoli che fanno leva sulle loro necessità quotidiane o che ne monitorano abitudini sovente ripetitive e, quindi, più facilmente prevedibili.

La fattispecie di riferimento, presa a modello comparativo, è il reato di cui all’art. 643 del codice penale (circonvenzione di persone incapaci) opportunamente rivisto e adattato. La ratio della riforma è chiara: l’età avanzata provoca un indebolimento del potere volitivo, una compromissione del potere di critica e ciò espone maggiormente questa categoria di soggetti a frodi ed inganni. Doveroso è, pertanto, assicurare una più adeguata tutela alle persone anziane, le quali sono sempre più vittime di imbrogli.

La situazione di allarme sociale, che tali reati provoca, è enfatizzata anche dal fatto che, sempre più spesso, essi vengono commessi attraverso internet o per telefono dove è più facile carpire il consenso dell’interlocutore o far leva sulla sua condizione di debolezza.

La novella normativa è caratterizzata da un inasprimento della pena rispetto all’attuale articolo che disciplina la circonvenzione di persone incapaci e dal fatto che l’eventuale sospensione condizionale della stessa è subordinata al risarcimento integrale del danno subito dalla persona offesa. L’obiettivo è quello di assicurare una più adeguata tutela delle persone anziane, le quali sono sempre più spesso sole. Il punto, in tali casi, è che molti di questi reati non vengono denunciati. Infatti, per gli anziani vittime di truffe, il danno non è soltanto di tipo patrimoniale, ma soprattutto psicologico. L’anziano, caduto nella trappola di un lestofante, per timore di non essere più considerato autosufficiente o per vergogna del giudizio della comunità o dei parenti, è restio a denunciare l’accaduto, tende ad isolarsi, così amplificando le proprie fragilità.

Nel D.D.L., la norma recita così: “(…) chiunque, abusando della condizione di debolezza o di vulnerabilità dovuta all’età di una persona, induce taluno a compiere un atto che importi qualsiasi effetto giuridico dannoso per lui o per gli altri”.

Non potendo effettuare un’analisi giuridica completa dei potenziali risvolti della formulazione della nuova fattispecie, è opportuno qui soffermarsi su tre aspetti: quello della condotta di induzione (ossia l’abuso), quello relativo all’età e quello dell’atto pregiudizievole posto in essere.

L’abuso. La condotta di approfittamento viene integrata abusando della condizione di debolezza o vulnerabilità della persona offesa. Può consistere in qualsiasi opera di suggestione e di pressione che, mediante artifizi o raggiri, integra una circonvenzione dolosa ai danni dell’anziano.

L’età. La disposizione non fa riferimento ad un’età anagrafica precisa. Essa presuppone una condizione senile, propria di una persona in età avanzata, e sembrerebbe operare una sorta di presunzione circa l’accertamento dello stato di minorazione della sfera intellettiva e volitiva della vittima. In altre parole, l’età avanzata è già intesa – all’interno della trama truffaldina– come una prova della condizione di infermità o di inferiorità psichica della vittima.

Quanto all’atto pregiudizievole posto in essere nei confronti dell’anziano, esso è tale quando comporta un (qualsiasi) effetto giuridico dannoso per lui (ossia per il diretto circonvenuto) oppure per un soggetto diverso dall’anziano. Il danno deve produrre effetti giuridici sostanziali, ma esso non deve essere necessariamente di tipo patrimoniale potendosi trattare anche di un danno morale, lesivo della libertà di autodeterminazione della vittima.

Il dibattito parlamentare ci dirà come proseguirà la formulazione dell’articolo vigente modificato dal disegno di legge.

Di solito, i truffatori agiscono in coppia.

Adottano modi e toni gentili, sono affabili, ma decisi.

Se notiamo, anche per strada, situazioni sospette che coinvolgono un anziano non esitiamo a chiamare la polizia municipale o le altre forze dell’ordine. La tempestività, in tali casi, è determinante.

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