COME APRIRE UNO STUDIO PROFESSIONALE IN CASA?

 

Se sei un libero professionista ti sarà capitato di valutare l’ipotesi di aprire uno studio professionale in casa; questa scelta infatti, laddove possibile, ti potrebbe offrire vantaggi in termini di tempo (addio tragitto casa-lavoro) spese di affitto e utenze, oltre ad una serie di altre comodità variabili di caso in caso.

Per sapere come aprire uno studio professionale nella propria abitazione è importante sapere che ciò dipende dal tipo di attività che svolgi e dalla tipologia di immobile che possiedi; si deve inoltre valutare quando è necessario cambiare la destinazione d’uso, quali autorizzazioni sono necessarie e cosa prevede un eventuale regolamento condominiale.

 

 

QUANDO APRIRE UN’ATTIVITÀ PROFESSIONALE IN CASA?

 

Per poter esercitare tra le mura domestiche, la tua professione non deve avere alcuna prescrizione o requisito in merito ai locali; se oltre a ciò la tua attività è chiusa al pubblico, potrai sentirti libero di esercitare senza alcun adempimento particolare (basti pensare ad esempio ad un consulente in ambito digital che lavora solo online).

In tutte le altre ipotesi dovrai destinare l’immobile, o una parte di esso, a uso di ufficio o studio professionale (categoria A/10).

 

 

COME CAMBIARE LA DESTINAZIONE D’USO DELLA PROPRIA ABITAZIONE?

 

Per prima cosa devi sapere che se vuoi destinare ad uso ufficio solo una parte della tua casa dovrai prima effettuare un frazionamento (in quanto la stessa unità immobiliare non può far parte di più categorie) e dovrai inoltre verificare in base al piano regolatore comunale gli eventuali lavori da effettuare.

Nel caso in cui tu non debba effettuare alcuna opera o lavoro di ristrutturazione, allora sarà sufficiente presentare una Dia (dichiarazione di inizio attività) al Comune in cui hai l’immobile, a firma di un tecnico abilitato (alcuni comuni consentono il ricorso alla Scia – segnalazione certificata di inizio attività).

Nel caso, invece, tu debba effettuare delle modifiche, è fondamentale richiedere:

• il permesso per costruire,

• la dichiarazione di variazione d’uso catastale,

• il certificato di agibilità.

 

 

COSA FARE SE L’IMMOBILE É ALL’INTERNO DI UN CONDOMINIO?

 

Se invece abiti in un appartamento all’interno di un condominio devi verificare cosa dice a riguardo il tuo regolamento condominiale, infatti, al suo interno potrebbe esserci il divieto al cambio di destinazione d’uso o altri limiti per quanto riguarda l’uso dei locali.

In questi casi dovrai ottenere l’approvazione all’unanimità in assemblea condominiale nel caso in cui il regolamento condominiale sia di tipo contrattuale, (se non è contrattuale sarà sufficiente il 51% degli intervenuti che rappresentino almeno il 50% del valore dell’edificio).

 

 

QUALI SPESE FISCALI SI POSSONO DEDURRE?

 

Infine, è bene ricordare che il Testo Unico delle Imposte sui Redditi (nel caso in cui non si abbia nello stesso comune un altro immobile ad uso esclusivo dell’attività professionale) prevede la possibilità di adibire ad uso promiscuo lo studio-abitazione. In questo caso quindi, se sei un lavoratore autonomo, potrai dedurre ai fini fiscali una somma pari al 50% della rendita catastale (o il 50% del canone di affitto/leasing) e il 50% delle spese per la manutenzione, l’ammodernamento e la ristrutturazione dello stesso.