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RIVOLUZIONE ALTERNATIVA DI CONTROVERSIE LEGALI: NUOVI STRUMENTI PER GESTIRE LA CRISI

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È senza dubbio lodevole e un segnale di cambiamento l’attuale impegno del Governo ad implementare gli strumenti alternativi per la risoluzione delle crisi, soprattutto a seguito dell’emergenza pandemica. Non solo prosegue da parte della Ministra Cartabia il focus sulla mediazione, ma ad arricchire il parterre degli ADR (Alternative Dispute Resolution) fioriscono anche nuovi strumenti.

L’ultimo nato è l’istituto della “composizione negoziata della crisi”, un nuovo istituto di natura privatistica a supporto dell’imprenditore, sia commerciale sia agricolo, che si trova in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario che ne rendono probabile la crisi o l’insolvenza. Il fine della composizione negoziata è quello di favorire l’inserimento dell’impresa nel nuovo contesto economico-sociale e facilitarne la ripresa post-Covid.

Il legislatore, cercando di scongiurare il sovraccarico dei Tribunali quando cesseranno gli effetti degli aiuti attivati dal governo, con la conseguente emersione di ulteriori crisi, ha dotato l’imprenditore di questo nuovo percorso per verificare la concreta possibilità di risanamento della sua impresa.

Come per gli altri ADR, la ratio dell’istituto della composizione negoziata della crisi è quella di alleggerire il carico sui Tribunali e procurare una soluzione (nel caso di specie un’esdebitazione) più rapida anche per una celere riattivazione del circuito dei pagamenti, oltre che per la salvaguardia della continuità aziendale.

Si tratta di un percorso di composizione della crisi esclusivamente volontario al quale si accede tramite una piattaforma telematica che sarà operativa a partire dal prossimo 15 novembre.

 

I professionisti della crisi d’impresa

 

Nell’analisi dello stato di salute dell’azienda e nell’individuazione delle strategie di ristrutturazione l’imprenditore è coadiuvato da un esperto, un tecnico terzo e indipendente che lo affiancherà con il compito di agevolare le trattative con i creditori per il risanamento dell’impresa.

Si tratta di una nuova figura di professionista facilitatore con approfondite competenze in tema di diritto della crisi d’impresa, di gestione aziendale, di diritto bancario e del lavoro e soprattutto di ristrutturazioni.

Le competenze richieste al nuovo professionista sono quelle proprie di un tecnico esperto di crisi d’impresa anche perché l’impresa che vuole accedere a misure protettive del patrimonio o effettuare alcune operazioni straordinarie deve necessariamente rivolgersi al Tribunale, trasformando il percorso in parola in un’ulteriore procedura giudiziale di gestione della crisi.

Se il fine della composizione negoziata della crisi è quello di attivare un percorso alternativo a quello giudiziale, forse l’esperto in questione dovrebbe potere agire al di fuori degli schemi tipici delle procedure di ristrutturazione o liquidazione.

Ad Harvard, università di legge famosa in tutto il mondo anche per la sua capacità di innovare, già dai primi anni Ottanta è stato istituito un programma (Program on Negotiation – PON) dedicato allo studio e alla ricerca delle teorie e delle tecniche di negoziazione. In Italia invece si creano strumenti per la gestione stragiudiziale dei conflitti in un clima culturale nel quale perdurano scetticismo e pregiudizio sulla loro reale efficacia.

La cultura giuridica del nostro Paese, infatti, si basa ancora sull’idea che fra i possibili sistemi di soluzione dei conflitti il migliore, preferibile e più tutelante sia ancora quello giudiziale, malgrado il suo elevato costo in termini di tempo e soldi.

Si cerca di introdurre percorsi alternativi alla soluzione giudiziale ritenendo siano la risposta adatta alla richiesta di maggiore flessibilità, rapidità e risparmio senza preoccuparsi di creare il giusto ambiente in cui farli diffondere.

Il grande vantaggio delle tecniche stragiudiziali e privatistiche tipiche degli ADR è proprio quella di ricorrere a criteri completamente diversi da quelli giudiziali. Il valore aggiunto di questi strumenti sta proprio, a mio avviso, nel costituire una reale alternativa partendo dall’approccio al tavolo della crisi.

Nel caso di specie, il legislatore ha introdotto un percorso che prevede fin dal primo momento la facoltà per l’imprenditore di ottenere, nelle more delle trattative per la risoluzione della crisi, tutta una serie di agevolazioni ricorrendo all’ausilio del Tribunale.

Così impostata credo che molto difficilmente la composizione negoziata della crisi approderà a risultati soddisfacenti senza l’intervento del Tribunale con la conseguente frustrazione degli effetti benefici auspicati, nel momento che da percorso privatistico si muterà in procedura.

Infine, nel percorso formativo previsto per avere accesso all’elenco degli esperti non è previsto uno specifico approfondimento sul tema della negoziazione, né sono richieste specifiche competenze per sedere a un tavolo negoziale.

È fuori dubbio che l’esperto, per potere supportare l’impresa nel predisporre le strategie più appropriate, debba conoscere a fondo la normativa di riferimento e le regole del mercato; tuttavia, credo che sia ugualmente importante che tali competenze vengano applicate con la giusta mentalità e con il giusto approccio.

Per affrontare una negoziazione ed inserirsi in maniera utile ed efficace in un contesto esasperato dalle difficoltà finanziarie, dalla gestione di dipendenti e collaboratori che chiedono risposte sul loro futuro, talvolta dal braccio di ferro innescato da fornitori e clienti e, dulcis in fundo, dalla spada di Damocle imbracciata dalle banche, ci vuole una preparazione che va ben oltre il buon senso e l’improvvisazione.

Nello scenario complesso in cui viviamo e che presumibilmente contraddistinguerà i prossimi tempi, la capacità di negoziare, ossia trovare una soluzione capace di soddisfare attese ed esigenze, anche conflittuali, delle parti coinvolte per conseguire gli obiettivi di risanamento dell’impresa, è una capacità frutto di uno studio dedicato e accurato.

Spesso viene tralasciato il fatto che per essere un negoziatore e un facilitatore professionista è necessario avere competenze specifiche sulle varie strategie, tecniche e teorie della negoziazione elaborate dalle varie scuole.

È davvero un peccato che questa nuova figura di professionista sia ancora una volta l’occasione mancata per introdurre nella nostra cultura una piccola rivoluzione richiedendo l’acquisizione di queste competenze, anche per essere competitivi e allinearci con i molti altri Paesi che già da tempo hanno formato abili professionisti.

 

di Avv. Barbara Maffei Alberti; Maffei Alberti e Associati studio legale

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