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Il caso

Prodotto utilizzato: DAS in Famiglia

Tempi di definizione: 3 settimane

Spese sostenute dal cliente: 0 euro

PERDERE LA VALIGIA DEI SOGNI NEL CENTRO RACCOLTA RIFIUTI

Das tutela legale polizza si no 26072020

Cosa fareste se la valigia dei sogni che avete gelosamente riempito di ricordi ed emozioni finisse erroneamente nel centro raccolta rifiuti della vostra città?

È quello che è capitato a Stefano, assicurato DAS con la polizza DAS in Famiglia, al rientro da un viaggio “particolare”.

Vi raccontiamo un caso dove il lieto fine va ricercato nella soddisfazione del cliente per l’attività svolta dal nostro legale che, nei modi previsti dalla legge, ha fatto di tutto per far valere le ragioni del cliente non riuscendo, tuttavia, nell’intento.

Stefano si reca nel paese natale per completare lo sgombero della vecchia casa di famiglia: reminiscenze, emozioni, piaceri e dispiaceri, ore liete e dolori tra i mobili e le vettovaglie che vengono portati via. È tempo di chiudere, di lasciare per sempre i luoghi dell’infanzia perché la vita ci ha condotti altrove.

È accaduto che Stefano avesse riposto in una valigia alcuni ricordi dell’infanzia per portarli con sé. Nella confusione del trasloco, il bagaglio era stato appoggiato a terra, sul vialetto antistante la villetta, per non essere confuso con le altre chincaglierie che la ditta di trasporto doveva sgomberare.

Quando si selezionano dei ricordi, non si ripongono in una scatola oggetti a casaccio, ma soltanto cose che hanno un senso per noi. La valigia di Stefano era la valigia dei sogni della sua vita, il bagaglio in cui custodire le situazioni incontrate nell’arco di anni, uno scrigno di memorie e di affetti.

La valigia è andata persa. L’avvocato DAS, grazie ad alcune testimonianze dei vicini di casa, ha saputo ricostruire l’accaduto. È capitato che, proprio nel momento in cui la valigia veniva lasciata sul vialetto, passasse il camion della raccolta differenziata e la confondesse con un rifiuto ingombrante da smaltire. Impossibile recuperare il bene, andato al macero e definitivamente distrutto.

 

Cosa dice la legge sui beni abbandonati in strada

 

Denunciato il sinistro, l’avvocato incaricato ha scritto all’azienda municipalizzata per chiedere il risarcimento del danno. La valigia era stata “lasciata” sul ciglio della strada, a poca distanza dall’isola ecologica, ma per mera fatalità e non per volontà di disfarsene.

Il legale DAS ha fatto leva sul fatto che si trattava di un bagaglio a mano, ben diverso da scatoloni e spazzatura accatastati alla rinfusa; che nell’espletamento dell’attività di rimozione delle scorie è richiesta agli operatori una diligenza nel distinguere situazione da situazione. È seguito un contenzioso stragiudiziale molto serrato, una lunga trattativa negoziale per richiamare l’azienda di nettezza urbana alle proprie responsabilità anche perché la valigia aveva un formato, una dimensione e una “natura di contenitore” ben diversi da quelli destinati all’isola ecologica.

Le obiezioni mosse dalla controparte richiamavano, invece, il fatto che era impossibile per il netturbino differenziare il contesto, che il bagaglio era stato abbandonato davanti al cancello e che l’isola ecologica era assediata di rifiuti più o meno ingombranti.

“Res derelicta, res nullius”; “Ciò che qualcuno abbandona, diventa senz’altro mio”; “Una cosa cessa di essere nostra, non appena l’abbandoniamo”: questa la sintesi delle argomentazioni avversarie e dei brocardi latini per esprimere la volontà, l’animus derelinquendi di Stefano di liberarsi della propria valigia.

Alla fine, Stefano ha accettato una transazione per l’importo di 200€, una cifra simbolica che – se forse copre il valore degli effetti personali riposti in quella valigia – certamente non compensa il danno morale per la perdita dei cimeli di famiglia, anticaglie di nessun valore materiale, ma testimonianze uniche di ricordi e di imprese passate.

 

E se i fatti si fossero svolti diversamente?

 

Che cosa sarebbe accaduto se Stefano avesse lasciato la valigia nel vialetto di casa o sull’asfalto di una piazzola di sosta privata ben delimitata, magari riservata all’uso del condominio in cui abitava, e non sul marciapiedi della pubblica strada? In questo caso, avremmo potuto citare in giudizio l’amministrazione comunale perché sarebbe stato molto difficile per quest’ultima imputare al nostro assicurato “l’animus derelinquendi”, la volontà di abbandonare l’oggetto. In questa diversa situazione, DAS avrebbe coperto le spese legali per l’intero grado di giudizio e per un importo non inferiore a 1.200 euro.

 

Questo articolo trae spunto da un caso reale, ma ogni riferimento è puramente casuale.

DASy