INCIDENTI STRADALI 2018: DALL’HOMO SAPIENS ALL’HOMO CYBER

In base ai dati Aci più recenti, la distrazione riconducibile all’uso improprio del cellulare, mentre si è alla guida di un veicolo, è causa o concausa di tre incidenti su quattro.

Parlare, inviare messaggi, consultare internet al volante (o mentre si è a piedi e si attraversa la strada), è la prima causa di incidente automobilistico: il 90% dei sinistri è provocato dai comportamenti impropri degli automobilisti, riconducibili, nell’80% dei casi, all’uso dello smartphone (fonte: Dekra, 2017).

Nel primo semestre 2018, il numero di incidenti stradali con lesioni a persone è diminuito del 3% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Il numero delle vittime della strada è tornato a diminuire di circa l’8% e anche i feriti sono calati del 3% (fonte: Istat, 2018). La situazione resta però preoccupante.

L’art. 173 del Codice della Strada (divieto di utilizzo durante la marcia di apparecchi radiotelefonici) chiarisce che gli automobilisti sorpresi alla guida con il cellulare sono passibili di una sanzione amministrativa pecuniaria. Attualmente, giace in Senato − a completamento della recente novella sulla nuova fattispecie di omicidio stradale − un progetto di legge, che prevede, in queste situazioni, anche il ritiro della patente.

L’Istat e la Fondazione Ugo Bordoni hanno organizzato, nel corso del 2018, un gruppo di lavoro in cui ci si è interrogati sull’impatto dell’innovazione tecnologica sui costumi di vita della comunità moderna. In particolare, il gruppo di ricerca osserva che l’uso dei dispositivi e dei servizi on line – e non solo quelli − appare sempre più integrato con le azioni e i comportamenti dei vari attori sociali: dalle imprese, che progettano e commercializzano nuovi device, alle università e ai centri di ricerca e di sviluppo, agli utenti finali, che fruiscono di piattaforme e servizi, reti e sistemi, in tempo reale, nello svolgimento delle loro attività quotidiane.

L’innovazione tecnologica ha, tuttavia, comportato degli effetti ambivalenti: da un lato ha agevolato e avvicinato le persone, dall’altro ha complicato e separato le relazioni. Si osservano forti differenze generazionali: i più giovani indicano principalmente i motivi di utilizzo legati al mantenersi in contatto con gli altri, specialmente gli amici, mentre, a partire dai 25 anni, acquista maggiore importanza la motivazione legata al lavoro, che viene indicata da oltre la metà dei 25-54enni. Tra gli ultra settantacinquenni sono spesso indicati, com’era prevedibile, ragioni connesse alle condizioni di salute (19,7%; fonte: Istat, 2018).

In particolare, l’Istat, in collaborazione con l’Aci, ha dedicato molta attenzione al monitoraggio delle cause principali di incidenti stradali e ha osservato quanto, su di esse, abbia inciso la tecnologia che – lungi dal proteggere e salvaguardare sempre e comunque – ha avuto un ruolo centrale nel verificarsi degli stessi. La rilevazione ha come riferimento normativo la decisione del Consiglio Europeo (n. 704 del 30 novembre 1993) costitutiva di una banca di dati comunitaria sugli incidenti stradali. L’analisi riguarda gli incidenti stradali verificatisi nell’arco di un anno solare sull’intero territorio nazionale, verbalizzati da un’autorità di polizia.

Il monitoraggio del fenomeno, parte da un’informazione statistica sull’incidentalità, raccolta dall’Istat mediante una verifica a cadenza mensile. L’unità di riferimento è il singolo incidente stradale. Essa è riferita al momento in cui l’incidente si è verificato. Le variabili riguardano i principali aspetti del fenomeno: data e località dell’incidente, organo di accertamento, localizzazione dell’incidente, tipo di strada, segnaletica, fondo stradale, condizioni meteorologiche, natura dell’incidente, tipo di veicoli coinvolti, circostanze dell’incidente, eventuali conseguenze dell’incidente sulle persone.

Da tale report emerge che, una causa non secondaria di incidente automobilistico, oltre all’ebbrezza da alcol e da sostanze stupefacenti, è l’uso del cellulare al volante. Al fine di prevenire tali casi e disincentivare tale malcostume, la regione Friuli Venezia Giulia ha varato un provvedimento governativo, che conferisce un potere aggiuntivo agli agenti di polizia. Essi potranno controllare i dispositivi elettronici in possesso del guidatore (smartphone, tablet, ecc.) per verificare se siano stati adoperati in concomitanza con l’incidente, così contribuendo a provocarlo. Il provvedimento recita che “(…) l’autista coinvolto in un grave incidente stradale dovrà prontamente collaborare con gli organi di polizia esibendo cellulari, tablet e ogni altro dispositivo reperibile nell’abitacolo per consentire nell’immediatezza di verificare eventuali interferenze con la condotta di guida”.

La provincia di Trento ha aggiunto, sulla medesima scia, che, agli organi di vigilanza, spetterà di verificare dove si trovano questi dispositivi dopo l’incidente: ad esempio, nel caso in cui il cellulare sia caduto a terra, tra i pedali del posto guida, se il viva-voce fosse stato o meno attivato, se sul display dell’apparecchio fossero presenti messaggi parzialmente digitati.

Un altro aspetto, non trascurabile, è anche quello della “distrazione indotta”, ossia il disturbo provocato al conducente dagli altri passeggeri e sempre attraverso l’utilizzo di tali applicativi.

Attualmente, solo queste due regioni hanno adottato misure coercitive di tale portata, che ampliano i poteri ispettivi delle forze dell’ordine, ma è auspicabile che un coordinamento più generale possa giungere direttamente dal legislatore nazionale in maniera uniforme per l’intero territorio.