IN ITALIA UN MILIARDO SPESO PER PROCESSI TROPPO LENTI

Secondo il ministero delle Giustizia al 30 settembre 2017 erano circa 968 mila i processi che valicavano i limiti della ragionevole durata e cioè di tre anni per il primo grado, altri due per l’appello e un anno in Cassazione. Di questi, oltre 345 mila fanno riferimento al penale e quasi 623 mila al civile.

Tutto ciò si è tradotto, grazie alla legge Pinto che sanziona la durata eccessiva, a condanne per lo Stato per un totale di quasi un miliardo di euro.

Anche se la legge stabilisce la tempistica delle indagini preliminari (non oltre due anni per i reati gravi) spesso bastano nuove variabili, anche astratte, per continuarle all’infinito.

Infatti, spiega Stefano Savi consigliere del Consiglio nazionale forense, questa legge è in parte inapplicata in quanto non c’è alcun impedimento, di fatto, per trattenere un fascicolo anni e anni negli armadi. Un esempio? Se il magistrato si trasferisce il fascicolo viene riassegnato e si riparte da zero.

Mediamente, escludendo la fase preliminare prima dei tre gradi di giudizio, una causa penale dura 707 giorni (534 per rito monocratico), 901 per quello d’appello e un anno per la Cassazione.

Per un processo civile il primo grado dura in media di 935 giorni, 709 per l’appello e 365 giorni per essere giudicati in via definitiva.

Per quanto riguarda il numero di processi da smaltire nel settore civile il carico di arretrato è di 3 milioni, mentre si attesta a circa 1,5 milioni nel penale.

Molte delle ragioni di tale mole di arretrati è insita nella sproporzione tra le forze in campo e il numero di contenziosi. “C’è un evidente sproporzione tra il contenzioso e le forze in campo. Dal 2006 l’organico dei magistrati non è mai stato coperto, talvolta si è arrivati anche sotto le 9 mila unità, abbiamo fatto i conti con la mancanza di 9 mila amministrativi. Assenze che hanno influito sui tempi: in alcuni casi il passaggio dal primo grado all’appello, che consiste nel far fare al fascicolo solo pochi piani dello stesso edificio, sono trascorsi anche due anni”, spiega Eugenio Albamonte presidente dell’Associazione nazionale magistrati.

Per il sottosegretario della giustizia Cosimo Ferri le imprese spendono 3 miliardi ogni anno solo per contenziosi lavorativi e un caso per licenziamento si chiude mediamente in 2-3 anni per il primo grado. Per il Tribunale delle imprese, il tempo medio di una sentenza è di 970 giorni nel 2016, contro gli 870 giorni del 2015. La lentezza costa al Paese almeno 40 miliardi di euro. Secondo uno studio Cer-Eures, se i tempi della giustizia italiana fossero uguali a quelli della giustizia tedesca, si registrerebbe un aumento di quasi 2,5 punti del PIL e di 1.000 euro di reddito pro-capite; oltre che la riduzione del tasso di disoccupazione di mezzo punto per un totale di circa 130 mila occupati.

 

Fonte: www.studiocataldi.it