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I CRITERI ESG: LA BASE DELLA SOSTENIBILITÀ

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Negli ultimi anni, il concetto di sostenibilità è entrato nei processi di governance di aziende e studi professionali. Abbiamo già avuto modo di discuterne, in una diretta Das “La parola agli esperti” dedicata a questo tema. Per posizionarsi sul mercato e, possibilmente, restarci, gli attori economici devono sapere che occorrerà prestare sempre più attenzione a questo tema, e che la prassi di valutare l’andamento di un’organizzazione solo guardando al risultato economico sarà sempre più obsoleta.

 

Indici ESG: cura dell’ambiente, ma non solo

 

La sostenibilità porta valore alla propria organizzazione, la rende interessante per il mercato e non solo:

  • attrae clienti, nuovi talenti e finanziamenti;
  • rende più coinvolgente il lavoro dei propri collaboratori e dipendenti;
  • contribuisce a preservare l’unico pianeta che abbiamo.

Strategie scorrette, come il Greenwashing (il dichiararsi “sostenibili” quando non lo si è affatto) non apporteranno nessun beneficio: quando gli stakeholder chiedono di dimostrare nel concreto il proprio impegno in questo campo, il trucchetto si scopre. Ne deriva un peggioramento della propria reputazione e un danno di immagine da cui difficilmente ci si potrà riprendere.
Essere sostenibili non significa solo avere cura del nostro pianeta e dell’ambiente. Ce lo ricorda quotidianamente la sigla ESG, che indica la tripartizione delle materie della sostenibilità:

  • la E sta per “Environment”, e identifica il modo in cui l’organizzazione opera in relazione con l’ambiente e l’impatto su quest’ultimo;
  • la S sta per “Social”, e indica il valore che l’organizzazione porta alle persone che interagiscono con essa. Non solo i dipendenti o i clienti, ma tutti gli stakeholder, inclusi soci, fornitori e tutti coloro che hanno a che fare con l’azienda o lo studio professionale per qualsiasi motivo;
  • la G sta per “Governance”, e con essa si misura la qualità dei processi aziendali che sono stati adottati.

Tutte queste componenti hanno pari dignità e sono meritevoli di intervento. A ben vedere, però, la Governance è il vero abilitatore della sostenibilità: l’azione di una società o di un ente parte sempre dalle scelte strategiche di fondo. Ricondurle a logiche non soltanto economiche o finanziarie, ma anche, per esempio, di prevenzione di pratiche scorrette e di tutela verso gli stakeholder spiana la strada verso politiche aventi come fine il rispetto per le persone e l’ambiente.

 

B-corp e Società Benefit: comunicare il proprio impegno per le logiche sostenibili

 

L’Italia, in questo campo, si è mossa prima rispetto al resto dell’Europa, cercando di inquadrare nel modo corretto, fin da subito, gli operatori che adottano logiche ESG. Con criteri molto simili a quelli adottati negli USA, luogo di nascita di questi principi, riconosce B-corp e Società Benefit. Si tratta di due concetti affini, ma differenti.

Una B-corp è un’organizzazione che, pur perseguendo il profitto, imposta la propria strategia anche nella massimizzazione dei parametri ESG, curando, ad esempio, il benessere dei dipendenti o il rispetto dell’ambiente e della società in cui è inserita. Si diventa B-corp tramite un ente indipendente, B-Lab, che rilascia una certificazione attestante il reale ed effettivo sforzo dell’organizzazione a soddisfare i requisiti di sostenibilità. Tale certificazione dura due anni, che possono essere rinnovati dimostrando di nuovo il proprio impegno. Poter  vantare il riconoscimento di B-corp significa poter esibire una certificazione che attesta, in modo oggettivo e inequivocabile, che gli sforzi della propria organizzazione sono tesi a perseguire obiettivi di sostenibilità significativi.

Una Società Benefit invece è un’organizzazione che ha incluso nel suo oggetto sociale e nella sua mission l’impegno a perseguire obiettivi e criteri di sostenibilità. Si tratta di un importante vincolo all’azione degli amministratori: nel momento in cui questa propensione a valorizzare i parametri ESG si trova nell’oggetto sociale, il management è obbligato a impostare strategie e azioni volte a rispettarla, rischiando addirittura azioni di responsabilità, in caso di inosservanza. Dichiararsi Società Benefit significa quindi assumersi pubblicamente una responsabilità che va oltre la mera realizzazione del profitto, ed è una scelta di Governance.

Il tempo che abbiamo a disposizione per imporre un cambiamento al metodo produttivo che ci ha accompagnato durante il Novecento è limitatissimo. Anche per questo, gli enti pubblici prenderanno sempre più decisioni in favore di politiche sostenibili, e l’Italia, in proposito, attuerà il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) privilegiando logiche ESG. A livello mondiale, per fare solo un esempio, sempre più CFO di grandi multinazionali prendono l’impegno, pubblicamente, di destinare rilevanti fette del proprio bilancio a progetti che tengano conto della sostenibilità.
Con una selezione che potremmo definire “darwiniana”, gli operatori che non saranno percepiti come “sostenibili” saranno presto fuori dai giochi.

 

di Dott. Lorenzo Garbi; Pronext

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