FATTURA ELETTRONICA E DATI PERSONALI; COSA SI NASCONDE DIETRO L’EVOLUZIONE TECNOLOGICA

Adrianna Siennicka, docente della Facoltà di Neofilologia, del Dipartimento di Italianistica, dell’Università di Varsavia, ha studiato l’evoluzione del significato delle parole con riferimento al periodo storico 1941-43, durante il regime totalitario fascista in Italia.

L’immagine di partenza di questo ragionamento, è quella di un manifesto affisso sulle strade delle città italiane: una locandina creata da Leo Longanesi su commissione del duce. Lo slogan era: “Taci, il nemico ti ascolta”, e compariva in epigrafe ad un disegno in cui due amici al bar parlavano, ad alta voce, ascoltati da uno straniero, che si nascondeva il volto dietro le pagine di un giornale. Il significato era evidente: le informazioni potevano essere carpite e adoperate per secondi fini.

Con il passare del tempo e con l’evoluzione della modernità, nuove “spie” si sono inserite nelle relazioni interpersonali: esse appaiono sempre più sfuggenti ed impercettibili e − dalle sembianze umane di un volto non identificato − si sono trasformate in qualcosa di più complesso e sfaccettato tra “bit”, “crittografia” e più recenti “valenze ideologiche”.

È come se la società italiana, perennemente immatura, fosse nell’affannosa e faticosa ricerca di un equilibrio, sempre precario, in bilico tra istanze di riservatezza e condivisione, di privacy ed inclusione, e che − proprio nel confronto con l’altro, il diverso, il forestiero − esplicitasse le proprie ansie e speranze.

Un caso concreto, per riportare il discorso ad un piano meno filosofico e più attuale, è la recente raccomandazione (doc. web n. 9059949, 15 novembre 2018) del Garante per la Protezione dei Dati Personali con la quale l’Authority ha sollevato riserve sulla recente legge di bilancio 2018 in tema di obbligo di fatturazione elettronica, specie per quanto riguarda le transazioni c.d. “B2C”, acronimo di “Business to Consumer”.

In breve, per “fattura elettronica”, si intende un documento predisposto in un formato informatico predefinito, trasmesso dall’emittente (i.e. il soggetto obbligato) al destinatario (i.e. il fruitore della prestazione o del servizio), attraverso un sistema di interscambio (chiamato SDI), messo a disposizione dei soggetti passivi dell’imposta sul valore aggiunto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e gestito dall’Agenzia delle Entrate.

Il “nemico che ti spia” diventa, nelle osservazioni del Garante, il nuovo modello di normativa tributaria, che accentra nell’Agenzia delle Entrate enormi masse di dati personali, con informazioni, anche non di carattere fiscale, che aumentano il rischio di furto di dati, di usi impropri e di raffronti comparativi tra fatture di migliaia di operatori economici.

Come osserva il Garante: “(…) l’Agenzia, dopo aver recapitato le fatture in qualità di “postino”, non archivia solo i dati necessari ad assolvere gli obblighi di legge, ma la fattura vera e propria in formato XML, che contiene di per sé informazioni non necessarie a fini fiscali e certamente ultronee”.

La riforma voluta dal cyberlegislatore italiano (senza le deroghe previste da quello comunitario), nella speranza − forse – di recuperare decenni sprecati nella lotta (mai combattuta) all’evasione fiscale, ha, infatti, comportato una concentrazione sistematica, generalizzata e di dettaglio di dati personali su larga scala, consentendo un trattamento da parte di terzi estranei, che quei dati potrebbero usare ed infrangere. Verranno immagazzinati nelle memorie dell’Agenzia non solo i riferimenti contabili obbligatori presenti nella tradizionale fattura cartacea, ma anche le informazioni di dettaglio su ulteriori beni e servizi acquistati, come le abitudini e le tipologie di consumo, legate, ad esempio, alla fornitura di servizi energetici o di telecomunicazioni (ma anche regolarità dei pagamenti, appartenenza a particolari categorie di utenti, descrizione delle prestazioni sanitarie o legali).

Fermo l’ambito di operatività della polizza, le implicazioni testé ricordate rappresentano una nuova sfida per DASDifesa Web”, che protegge, con i nuovi prodotti, l’identità personale degli assicurati e li assiste, anche penalmente, nel caso di furto di dati e di offesa alla reputazione e all’onorabilità.